"The Eraser" ha un intro di piano che fa impazzire. Tutto l'album lo vale quell'intro, ed è una regola applicabile in larga scala. Tutta una carriera la vale un intro, tutta una storia d'amore la valgono i primi dieci minuti/dieci giorni. In quei giorni stavamo riscoprendo i Pearl Jam, "Ten" per la precisione, e ho un ricordo molto preciso, una sensazione, pensavo quanto fosse bella "Black" e al contempo sentivo che c'era qualcosa di sbagliato, qualcosa che con quella bellezza c'entrava poco. Ho imparato pochi istanti dopo a capire che lo scarto tra la bellezza che ascoltavo e il marcio che mi entrava nelle narici non era altro che il gioco di un grande attore, e che mi dispiaceva, ma come si amava e cosa significasse l'avevo già imparato, e avevo riconosciuto l'amore ma negli occhi di un'altra persona. Ho perso del tempo con una creaturina, un piccolissimo uomo tutto ripiegato su se stesso, ho gettato al vento energia e sudore per aprirgli gli occhi, lui che sosteneva di averli aperti, ma erano chiusi, chiusissimi, wide shut.
Adesso che ho guadagnato una sorta di distanza, ancora non posso evitare di stupirmi davanti alla sua ostilità, ma lo ringrazio, perchè sì, mi sono ammorbidita, non ho capito ancora cosa sto facendo nè perchè, ho cambiato modo di vestire, mostro le gambe e cerco abitini scollati nei negozi, e ho iniziato a capire che da una qualsiasi relazione non ci si può aspettare molto di più di quanto l'altro non possa offrire.
[...] Quale dev'essere lo stato raggiunto dalla coscienza dominante, se la decisa proclamazione di allegria, champagne e baldoria, riservata un tempo agli attachés nelle operette ungheresi, è elevata, con bestiale serietà, a massima morale di vita! La felicità prescritta è appunto di questo tipo; per poterla condividere, il nevrotico beneficato deve bandire anche l'ultimo resto di ragione che rimozione e regressione gli avevano lasciato e, per amore dello psicanalista, prender gusto ai film di quart'ordine, ai pranzi cari ma cattivi, ai compunti drinks e a un sex sapientemente dosato. [...]
[Adorno]
Ho incontrato un indierocker una volta, che imputa ai Radiohead la più grande "debacle musicale degli ultimi vent'anni". Quando gli ho chiesto perchè, lui ha detto: "Perchè hanno generato una serie di gruppi cloni inascoltabili". Questo scambio di battute non fa che confermare la mia teoria, ovvero che ormai il nanetto ha dato vita a un fenomeno odioso, che l'indierocker snobba perchè i suoi gruppi-mito hanno la metà dello spessore di un gruppo così popolare, eppure raffinatissimo. L'indierocker non capisce che i suoi tanto amati tv on the radio hanno un debito col dentone e col nano guercio, che sì, magari non si sono inventati nulla, ma hanno sicuramente risollevato il POP (perchè di questo si tratta) da una melma di mediocrità e scontatezza, lavorando, semplicemente. Come Bowie, hanno dipinto i loro dischi, generando una serie di conseguenze e lasciando un'eredità che non si può ignorare. Questo pensavo mercoledì sera, mentre Thom Yorke si buttava giù dallo sgabello dov'era seduto.
Le mie cose. Sparpagliate e in disordine, in varie case. Ho perso collane e anelli, ho perso l'abitudine di scrivere sui miei moleskine, ho perso tante abitudini e sorvolo la mia vita, la guardo vivere, mi sento leggera ed epidermica, non voglio punti di riferimento e ho voglia di abbandonarmi al caso, alla non premeditazione, e allo stesso tempo no, vorrei una vita solida, un cubo di vita sicura, senza ansie economiche, spesse pareti su cui appendere foglietti pieni di frasi, le foto di Godard e le foto di Frank Zappa, le mie foto no, non mi piaccio mai quando mi fotografano, una stabile, sicura solidità, una parete cui guardare per guadagnare fiducia e buon tempo, pareti colorate su cui iniziare a scrivere, finalmente, la vita che ho deciso di vivere.
Hollywoodiano. Eccessivo. Onirico. Bellissimo. Conferma la straordinaria bravura di Sorrentino e di Servillo. Una mascalzonata, sì: non avevo idea che Andreotti cagasse, ad esempio, ma a fare film così si rischia sempre di cadere nel luogo comune. Nel semplicistico complottismo di italica foggia e maniera. E invece credo che una seconda visione, magari in home video, possa confermarmi l'impressione che il buon Paolo, come al solito, abbia circumnavigato il luogo comune per arrivare direttamente alla domanda, alla famosa mano sulla coscienza. Un po' come gli svariati dolly che ama sfoggiare per le sue riprese, che girano girano girano e poi finiscono lì, dove non te lo aspetti proprio.
La versione di "Hotel California" performata da EMA a X-Factor e recante la direzione artistica di Simona Ventura e Michele Fischietti è uno dei più alti tradimenti al Gusto e alla decenza che si siano mai visti o uditi, pari solo -forse, se non peggio-, alle cover dei cantanti italiani fatte da Laura Pausini.
Il mio assurdo amico D. dice un sacco di cose vere. Mi fa pensare che a volte non sono poi così aliena, che è vero che dalla tua vita puoi spostarti a pensare alla condizione della donna e renderti conto che siamo ancora pezzi di carne su un bancone, aspettando che qualche duro membro venga a tagliarci in due di piacere. D. è omosessuale. Ma di quell'omosessualità sofferta, di quella dei bagni della stazione e degli uomini sposati e coi figli, D. è molto infelice, e mi ha detto che il fallimento di una relazione per me, la mia incazzatura, dalla sua prospettiva sono avvenimenti che gli suscitano invidia, perchè lui non ha mai avuto il problema di allontanare una persona appiccicosa, perchè non ha mai avuto il problema dei suoi spazi, non ha mai condiviso la gioia del risveglio assieme. Lui ha invidiato la mia gabbia dorata, facendomi notare le mie intransigenze, giustificandole, accarezzando le mie parolacce. D. mi ha fatto fare un bagno di consapevolezza, puntando il dito contro la mia autoindulgenza, avvertendomi che il mondo non è pronto a fare i conti con le persone indipendenti, specialmente se sono donne.
Signore, fà che ci sia sempre un Sancho Panza di fianco a me che mi fermi quand'è il momento giusto altrimenti mi ritroverò a soggiornare vita natural durante sotto i ponti.
Piove. Hai appena avuto una giornata allucinante, coronata nel suo finire da una bellissima multa di settanta euri (la seconda in un mese). Sai anche che te la sei cercata. Hai inseguito un testa di cazzo per tutto lo stivale, via telefono, e questo ti liquida con una telefonata di 3 minuti. Pensi che non ci sia via d'uscita, che fallirai, che non hai la misura delle cose, che non sai fare il tuo lavoro (che comunque non è ben chiaro quale sia e comunque non vedi una lira). Torni a casa, guardi i provini di X factor, bevi una tisana "così mi rilasso" ma non succede, leggi due pagine di libro di narrativa "così mi svago un po' " mentre sulla scrivania guardi con terrore e soggezione, pessimismo e fastidio la quantità di materiale da lavorare che apre le fauci minacciose verso di te. Allora ti avvicini, ti siedi, ti connetti, accendi media player "magari mi sceglie una canzone che mi tira un po' su": Wish You Were Here. Anche no. La prossima, Street Spirit Fade Out, allora capisci che è una congiura contro la tua serenità ed equilibrio e allora dici, adesso scrivo un post in cui non faccio altro che lamentarmi, e in tutto questo il tuo gatto ti segue fino in camera, tu non l'hai visto finchè non ha miagolato, ti ha guardato, "guarda cosa sto per fare, cretina", sale su letto e sceglie di accoccolarsi, beato, non sul panno di tela che hai messo lì appositamente per lui, bensì sulle tre maglie pulite che stamattina hai distrattamente lasciato ripiegate alla perfezione.